Monte Pradè

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DESCRIZIONE

PUNTO DI PARTENZA: Dasio
QUOTE: 580m – 1607m (Monte Pradè) – 1810m (Cime di Fiorina)
DISLIVELLO: 1027m oppure 1230m per le Cime di Fiorina
SVILUPPO: 11Km per l’intero anello, 14Km salendo anche le Cime di Fiorina
DURATA: 7h totali, 8:30h salendo anche alle Cime di Fiorina
ORIENTAMENTO: sentieri sempre ben tracciati e segnalati
PERIODO: consigliate le mezze stagioni, sconsigliato in caso di neve
FREQUENTAZIONE: medio – bassa
DIFFICOLTÀ: fisicamente abbastanza impegnativo, richiede un buon allenamento


La nostra gita prende l’avvio da Dasio, il piccolo centro della Valsolda posto al termine della strada che dalle sponde del lago si inoltra nella valle. Parcheggiata l’auto nell’ampio piazzale di fianco alla chiesa si sale tra le case seguendo i segnavia del Sentiero delle Quattro Valli (numero 3 barrato), uscendo poi in piano dal paese e superando il Soldo su un ponticello. Seguendo il sentiero ben evidente si passa per prati e radure, innestandosi sulla larga mulattiera proveniente da Drano in corrispondenza delle baite di Rancò (778m). Si continua in salita, sempre seguendo il Sentiero delle Quattro Valli in direzione del Passo Stretto. Poco oltre il fondo diventa cementato, e con un breve strappo si entra nella Riserva regionale Foresta Valsolda, segnalata da alcuni pannelli descrittivi.

La pista si addentra sempre più nella valle, che a sinistra precipita bruscamente verso il solco del torrente Soldo, stretta a destra dalle incombenti propaggini del Pizzo Ravò. Ignorando un primo bivio per l’Alpe Pessina si prosegue dritti fino alle baite restaurate di Serte (900m; 1:00h, fontana), che ora fungono da centro visita. Non molto distante la pista lascia finalmente posto ad un bellissimo sentiero, che raggiunto il fondovalle sale tra bei faggi e blocchi rocciosi fino al Passo Stretto (1102m; 0:45h, 1:45h), secolare punto di passaggio tra la Valsolda e la Val di Rezzo, dove il bosco si apre in una verde radura costellata di ellebori e primule. Dolcemente si perde quota sul versante della Valle Riccola, rientrando nella faggeta fino ad un bivio segnalato. Occorre ora abbandonare il Sentiero delle Quattro Valli e piegare a sinistra sul sentiero per l’Alpe Fiorina (numero 3). Si fa così ingresso nella Riserva integrale di Valsolda.

Questa foresta, che fa parte delle foreste regionali lombarde, presenta un patrimonio faunistico e botanico molto pregiato. Nel 2004 è stata inserita tra i siti di interesse della Comunità Europea come Zona di Protezione Speciale (ZPS) perché ha mostrato di possedere habitat rari e poco antropizzati, e una fauna, in particolare l’avifauna, con specie di notevole importanza (censita la presenza dell’aquila reale in nidificazione, del falco pellegrino, della civetta capogrosso e della coturnice). Successivamente, nel marzo del 2007, si è arrivati a dichiarare l’intera Foresta Riserva Naturale, in modo da garantirle un regime di tutela maggiore e specifico per preservarne l’alta naturalità, le specie endemiche e la ricca fauna. La riserva è suddivisa in due parti distinte, la Riserva Naturale Orientata, di 90ha, che interessa la parte più meridionale della valle ed è tutelata con vincoli meno restrittivi per consentirne una maggior fruizione, e la Riserva Naturale Integrale di 228ha, dove si vuole limitare al minimo la presenza umana per consentire alla natura di compiere indisturbata i suoi cicli. In essa è possibile muoversi solamente lungo due sentieri dedicati, di cui uno è quello descritto in questa gita. Vediamo dunque come entrare in queste valli affascinanti, dove sembra quasi di percepire una natura più viva e rigogliosa intorno a noi.

Il sentiero numero 3 riprende a salire all’ombra di maestosi faggi, costeggiando un bel ruscello che invita a riposarsi lungo le sponde.. Non molta strada ci separa dalle baite dell’Alpe Fiorina (1348m; 1:15h, 3:00h), diventata ora un punto logistico per l’ERSAF, l’ente regionale che gestisce le foreste: una delle costruzioni è sempre aperta e permette di mettersi al riparo in caso di maltempo (attenzione, all’interno non c’è niente!). Diversi cartelli invitano a non prolungare più del necessario la nostra sosta, per non disturbare la fauna. Nessuno vieta però di goderci una meritata pausa sulle panchine all’ombra dei larici, gustandoci magari un lauto spuntino ristorati dalla fresca fontana. A monte dell’Alpe occorre poi individuare il sentiero numero 5, che compiendo un giro verso sud raggiunge la Bocchetta del Boi. Da qui parte un traverso su ripidi prati sovrastati dalla rocciosa mole del Torrione Valsolda, che con un breve ripido strappo conduce ad una sella. Seguendo la facile cresta di sinistra, è possibile salire in breve al vicino Monte Pradè, che offre una vista molto bella sui selvaggi valloni della Valsolda e sulle placide acque del Ceresio, fino a Melide e al Monte San Salvatore (1607m; 1:20h, 4:20h).

Per chi ancora ha energie è un peccato, tornati alla sella, non proseguire verso nord alla volta delle Cime di Fiorina: il sentiero, sempre ben evidente, parte subito ripido per poi uscire dalla faggeta compiendo un traverso. L’ambiente cambia completamente, passando in un singolare bosco di pini mughi che ricorda lontanamente i paesaggi dolomitici. Camminando in mezzo ai pini, che in certi punti sembrano quasi volere formare una volta tutto intorno alla traccia, si raggiunge in breve la vetta delle Cime di Fiorina, con la sua semplice croce in legno (1810m; 1:00h, 5:20h).
Per la discesa bisogna tornare alla sella dove il sentiero si è biforcato, riprendendo il numero 5, e seguendolo in discesa in Val di Noress. Facendo attenzione a non perdere di vista i bolli sugli alberi si raggiunge una bocchetta tra il Monte Pradè e le Cime di Noga (attenzione, il sentiero non passa dall’Alpe Noress, ma resta più alto). Dalla bocchetta si scende sul versante sud con numerosi tornanti, in un tratto nel rado bosco che è molto ripido. A poca distanza, a quota 1350m circa, si transita per una grande grotta che merita una visita. Si tratta del Bus de la Noga, la cavità maggiore per dimensioni dell’intera Valsolda, che misura 50 metri di lunghezza per 7 metri di larghezza e altrettanti di altezza massima. A fine ‘800 gli archeologi guidati da Pompeo Castelfranco, cercando resti dell’uomo primitivo si sono imbattuti nei resti dell’Ursus Spelaeus che era solito occupare le caverne per farne la propria tana (la grotta è infatti anche chiamata Buco dell’orso). I reperti rinvenuti sono attualmente custoditi nel Museo cantonale di storia naturale di Lugano.

Terminata la visita si riprende la via per la valle, raggiungendo poco dopo la bella Alpe Mapel (1145m). Qui due sentieri permettono di tornare a Dasio: il numero 25 che passa da Serte, oppure di nuovo il numero 5, che scende diretto in paese. Seguiamo quest’ultimo, che parte alle spalle delle baite e con ripide serpentine rientriamo a Dasio in via Leopardi (2:40h dal Monte Pradè, oppure 3:10h dalle Cime di Fiorina).


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